elisa morgan amici
Oggi Elisa ha pubblicato sulla sua pagina Facebook una lettera in risposta a quella pubblicata da Morgan dopo il suo allontanamento da Amici 16.

La coach della squadra Blu si è sentita toccata dalle parole di Morgan riferite alla sua esperienza nel programma di Maria De Filippi. Giudizi che del resto Elisa avrà già letto e sentito tante volte nel corso degli ultimi tre anni, non da parte di Morgan ma dalla maggior parte dei suoi fan, che contestano quasi quotidianamente la sua partecipazione al talent show di Canale 5.

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Tuttavia, Elisa, che ormai è parte integrante del perverso meccanismo discografico prodotto da Amici, ha voluto cogliere l’occasione per difendere il proprio ruolo.

In un passaggio, Elisa scrive che durante i suoi tre anni ad Amici non ha “mai dovuto spiegare la musica” perché “la musica, quando aderiva alla personalità del ragazzo o della ragazza che doveva cantarla, non aveva bisogno di spiegazioni“.

In un programma televisivo musicale “normale” e con artisti veri, avrebbe ragione Elisa: la musica non ha bisogno di spiegazioni. Ma in un varietà per famiglie del sabato sera, due parole spese in più su Freddie Mercury (e diciamo Freddie Mercury, non i Velvet Underground) e due cori da stadio in meno dedicati agli addominali di un ballerino, forse (e diciamo forse), non farebbero poi tanto male.

Il punto è che Morgan avrebbe semplicemente voluto introdurre le canzoni che i ragazzi andavano a cantare, possibilmente senza essere interrotto dalle provocazioni di Rudy Zerbi o dalle urla disumane del pubblico. È una roba troppo “colta”? Troppo lontana dalla cultura “pop” tutta “pettorali” e “bei faccini” di Amici?

Elisa poi scrive anche: “I ragazzi non sono contenitori da riempire, non sono lì per veicolare il mio o il tuo messaggio, ma devono trovare il loro di messaggio. Alcuni sanno cosa vogliono dire e altri lo stanno cercando. Tutto questo non è ancora cultura ma qualcosa di questo potrebbe diventarlo.”

Se i ragazzi di Amici non sono nemmeno dei contenitori da riempire allora sono ancora più inutili di quanto pensavamo. E tutte quelle coreografie “con i messaggi sociali” che assegnano ai ballerini? Significa che i ballerini possono essere trattati come dei contenitori perché valgono meno dei cantanti?

Quindi, a quanto pare, secondo Elisa i giovani cantanti non dovrebbero essere preparati anche a livello culturale dai loro coach nella “scuola di Amici”. Nemmeno quelli che non hanno ancora trovato “il loro messaggio”. Allora ha ragione Morgan quando dice — scoprendo l’acqua calda — che ad Amici non interessa nulla dell’arte, ma vuole solo allestire una vetrina di prodotti vuoti, random, senza alcun rispetto per la musica e l’intelligenza del pubblico.

La lettera completa di Elisa:

Ciao Marco,
mi dispiace molto leggere le tue parole.
Mi rendo conto dalle tue affermazioni che mi ritieni, insieme ad altri, imprigionata e schiava di un sistema televisivo.
Non è così. Ad Amici ho avuto e ho la libertà in cui credo e di cui ho bisogno, senza la quale non sarei venuta a ricoprire questo ruolo.

Ho visto un video in cui dici che ti venivano segretamente date dai ragazzi delle liste di brani da cantare… In tre anni ad Amici non ho mai dovuto discutere di nulla in segreto con i ragazzi che ho seguito. Anche a me è capitato di scegliere brani di Luigi Tenco e dei Pink Floyd e dei Beatles e di colonne portanti della musica italiana e internazionale, e non ho mai dovuto spiegare la musica.
La musica, quando aderiva alla personalità del ragazzo o della ragazza che doveva cantarla, non aveva bisogno di spiegazioni.

Ho anche sentito che dicevi di essere in vantaggio, avendo ancora quattro persone nella tua squadra. Anche i blu sono esattamente quattro, quindi le squadre sono pari.
Credo che non siamo noi coach ad essere in vantaggio o svantaggio o pari, ma che lo siano loro.
Questa non è la nostra partita o la nostra gara, è la loro. E non è nemmeno una gara, è proprio la loro vita. Quei minuti su quel palco in cui possono dire chi sono fanno parte della loro vita.
Noi come coach possiamo prepararli e accompagnarli e sostenerli, ma non fargli fare ciò in cui loro non credono.
I ragazzi non sono contenitori da riempire, non sono lì per veicolare il mio o il tuo messaggio, ma devono trovare il loro di messaggio.

Alcuni sanno cosa vogliono dire e altri lo stanno cercando. Tutto questo non è ancora cultura ma qualcosa di questo potrebbe diventarlo, il passato che tu ami è stato un tempo il presente.
Amici dà la possibilità di realizzare un sogno e osserva la realtà di persone che stanno provando a costruire il loro futuro nel mondo dello spettacolo.
Il sottile e delicato equilibrio tra la ricerca e il motivo orecchiabile, tra la scena e la danza imprevedibile e quella rassicurante, sono ingredienti fondamentali della cultura popolare. Tutt’altro che facili da realizzare, devono solo sembrare semplici, ma non lo sono. La semplicità e l’immediatezza di qualcosa che arriva a tutti è un punto d’arrivo. Credo che tutti i grandi artisti che spesso citi, indipendentemente dall’epoca a cui appartengano, questo lo sappiano molto bene.

Per questo io, onestamente, sono fiera di far parte della cultura di massa, del popolo. Di far parte del mondo del pop. Sono grata di tutte le ispirazioni e le intuizioni, dei sentimenti e delle idee che ho avuto che sono state abbastanza da far parte della vita degli altri, e non più solo della mia.

Parole demagogiche di una superficialità imbarazzante per un’artista del suo livello.

Il video a cui si riferisce Elisa sarebbe questo:

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