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Sul massacro di Aurora e il nostro disprezzo per la trilogia del Cavaliere Oscuro

Venerdì notte un “tranquillo” 24enne scolarizzato americano ha fatto irruzione nella sala di un cinema di Aurora, nel Colorado, uccidendo oltre 10 persone e ferendone una sessantina durante la proiezione di The Dark Knight Rises.
Si chiama James Holmes e forse è pazzo.
Gli psichiatri dicono di no.

In una società dominata dalla paura, dove procurarsi un arsenale è più facile e legale che trovare un lavoro soddisfacente, un film può ispirare qualcuno sano di mente a compiere una simile azione?
Alcuni testi sacri, soprattutto di economia, hanno ispirato infinite guerre. Un prodotto commerciale di evasione spacciato per la venuta di Cristo non può forse ispirare una strage dentro un cinema?

Dopo ogni strage di questo tipo, gli americani dicono che è il momento di guardarsi allo specchio e riflettere.
Non sappiamo su cosa stiano riflettendo da decenni, forse sono ancora fermi alla fase “guardarsi allo specchio”.
Come Robert De Niro in Taxi Driver, con una pistola nella manica della giacca.

“Io dovevo ispirare il bene, non la follia, la morte” – è una frase di Batman, e questa stessa frase potrebbero ripeterla oggi anche i produttori e i geni del marketing che stanno dietro questa “iper realistica” trasposizione di un fumetto.

Dopo la premiere newyorkese di lunedì scorso, un giornalista ha ricevuto minacce di morte per aver scritto una recensione negativa. Il sito RottenTomatoes ha sospeso i commenti dopo altri messaggi dello stesso tenore. Non era mai successo.
Il comico David Letterman, per aver scherzato sul finale del film, è stato insultato e boicottato.
Noi stessi, che non riceviamo mai commenti negativi (o nessun commento in generale), li abbiamo ricevuti per aver fatto due palesi e banalissime battute che volevano solo smorzare l’attesa del film.
All’anteprima di mezzanotte della strage di Aurora c’erano genitori con bambini di 4 mesi, 2, 3 anni…

Tutto questo non è normale. Da dove arriva questa imbecillità?

Il marketing mediatico sensazionalistico del film, tutto incentrato sul realismo e sull’esaltazione del male più che sulla positività dell’eroe, ha seguito la stessa logica della paura che seguono i notiziari o i talk show sui fatti di cronaca.
“La leggenda finisce”, si legge sui poster. Non ci sono supereroi in questo mondo, dipende tutto da noi.
E’ un bel messaggio e la storia è magnificamente messa in scena. Peccato che il film sia talmente sbagliato da non potersi permettere di essere un blockbuster.

Nella trilogia di Christopher Nolan i veri cattivi non sono i criminali, sono le persone.
Dice Batman: “O muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo”. E’ una delle sue poche frasi ad effetto in mezzo a tanti lucidi aforismi di Joker.

E’ da irresponsabili spacciare alla massa indistinta un film tratto da un fumetto senza alleggerirlo e renderlo il più possibile comprensibile, evitando ambiguità e fraintendimenti solo per fare più soldi.
Siamo tutti attratti dal male. Christopher Nolan non ha scoperto nulla, ha solo messo in scena uno spettacolare incidente stradale in cui sembra quasi che non ci sia nessuna differenza tra l’autista ubriaco e i bambini che attraversano la strada.

Christopher Nolan è il regista più superficiale e sopravvalutato del mondo.
La sua non è arte, è pura evasione consumistica che non può insegnare nulla, ma generare solo la becera idolatria di un prodotto estetico.

E se adesso ti stai incazzando, hai qualche rotella fuori posto.

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