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Michele Bravi è fluido

michele bravi gay
Michele Bravi ha avuto una storia con un ragazzo e, a tre settimane dall’esordio sul palco del Festival di Sanremo, ha voluto renderlo pubblico in una intervista su Vanity Fair.

Il giovane Youtuber ed ex vincitore di X Factor però non vuole che si parli di coming out:

“Non ho bisogno di fare coming out perché nessun giovane si stupisce che mi sia innamorato di un ragazzo, e penso che nessuno dei miei coetanei si tirerebbe indietro se gli capitasse di provare un’emozione per una persona dello stesso sesso”.

Okay, però definiamo meglio “emozione”…

Se una persona eterosessuale, pardon “solida”, prova un’emozione per una persona dello stesso sesso, non significa che abbia necessariamente un’erezione. Se ce l’ha è omosessuale. È un termine scientifico.

Ovviamente, Michele Bravi non vuole nemmeno essere definito omosessuale o bisessuale. Nemmeno “gay” e “bisex”, che sono parole così cool, vanno bene. Tutte definizioni che non appartengono alla moderna scienza giovanile…

Oggi si preferisce parlare di “fluidità”:

“Non vorrei usare etichette, appartengono alle vecchie generazioni e discendono da un modo di ragionare che considero superato e anche un po’ discriminatorio. Preferisco parlare di relazioni fluide. I miei fan, quando gli ho detto che il nuovo disco avrebbe parlato di una storia d’amore, non mi hanno chiesto se si trattava di un uomo o di una donna, e il linguaggio amoroso oggi sul web usa frasi come “sei la mia persona”.”

In realtà molte sue fan si interrogavano se avesse una storia con una paio di colleghe Youtuber, ma non importa.

Insomma, Michele Bravi non è “uscito allo scoperto” ma ha reso pubblica la sua fluidità sessuale. A prescindere da come si voglia definire questa “cosa”, è sicuramente un genere di notizia che non interessa più come un tempo.

Ma quanto è durata questa relazione, che il cantante 22enne considera il primo vero amore della sua vita? Due anni o qualche giorno… non è molto chiaro.

Anche il tempo si è fluidificato:

“È successo che mi sono innamorato. Una storia molto particolare con un ragazzo che fa il regista, molto diverso da me. È durata due anni ma, in termini di quello che succedeva tra noi, forse qualche giorno. All’inizio quando due persone si incontrano sono due contenuti completi, il resto rimane fuori; poi allarghi la visuale e vedi che ci sono dei confini da rispettare. Io sicuramente nell’ultimo anno sono stato molto autoriferito e concentrato sulla musica e questo ha creato problemi. Il primo amore è perfetto, tutto è bellissimo, solo che ti mancano le regole del gioco e quando le impari, spesso è troppo tardi: le pagine degli errori restano lì, non puoi strapparle dal diario, e quando gli errori diventano tanti è difficile che possa esserci un epilogo felice. Se mi guardo indietro oggi mi dico: “Siamo stati proprio stronzi”.”

L’intervista completa è sul nuovo numero di Vanity Fair, in edicola il 18 gennaio.

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